giovedì, 30 aprile 2009

Ritorni

Ritorno, così, dopo più di tre mesi.
In fondo cosa sono tre mesi?
Le vite difficilmente cambiano in un lasso di tempo così ridotto. Eppure, a volte, gli eventi travolgono, inaspettati, la quotidianità di chi amava la propria routine.
In casi eccezionali, poi, basta anche meno.
Qualche secondo per lasciar crollare edifici di cartapesta.
Erano le 3.32.
Era la mia città. Era lì, in quella valle, ad aspettare paziente ogni mio ritorno.
Che bella era L’Aquila.
Con le sue chiese, i suoi bar, le sue mura. Che bello quel centro storico. E le fontane, le piazze, i vicoli, e quelle strade strette. Se sai guidare qui sai guidare ovunque. Lo dicevo sempre.
Immota manet il suo motto.
Suona quasi uno scherzo del destino.
Immobile.
Stabile.
Rimarrà lì, dove è sempre stata.
Questo era per me L’Aquila. Un punto fermo, dove poco cambia.
Oggi girano parole strane in tv.
Tendepoli, sisma, morti, scosse, terremotati, ricostruzione, protezione civile. Parole che ho dovuto imparare in svedese, per spiegare qualcosa a cui è difficile credere.
Stanno parlando della mia città?
C. non c’è più. Travolta dalla casa che tanto amava.
Anche C. era bella. Camminava per i corridoi dell’università che era impossibile non notarla.
Con quel tuo sorriso. Ho ancora il tuo numero, non voglio cancellarlo. Perché, poi. Non ho fatto in tempo a dirti arrivederci.
Anche M. non c’è più. Lei che amava la vita come pochi altri.
Facevamo volontariato insieme, te lo ricordi M.? Io mi lamentavo dei bambini, tu non rispondevi. Lavoravi.
E’ andata così.
La colpa a chi darla?
Alla terra?
Non credo.
Allora ritorno così, dopo tre mesi.
E scrivo. Perché non voglio crederci, ma non posso dimenticare quell'orologio in cucina, sul pavimento, fermo alle 3.32 del 6 aprile 2009.
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domenica, 11 gennaio 2009

Vertigine

In bilico.
Sembra perverso, lo so, ma è questa la condizione che più si addice alla mia persona.
E’ da parecchio che ci penso.
Negli ultimi tre anni e mezzo ho volontariamente provocato talmente tanti cambiamenti nella mia vita da confondere e confondermi.
E mi piace, perché continuo a reinventarmi e a mettere in discussioni presunte certezze.
Forse è quella vertigine che mi tenta, la voglia di non cristallizzarmi.
L’anno comincia con in mano mille progetti, in attesa di vedere quanti lascerò cadere da quella fune lasciandoli vittima del calpestio a fondo valle.
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martedì, 09 dicembre 2008

Tu cosa ti chiedi?

In Svezia è in vendita una nuova versione di Trivial Pursuit, dove le domande sono diverse a seconda del sesso del concorrente. Per la serie che se sei un maschietto devi conoscere le automobili, se sei una femminuccia le marche di scarpe.
Idea ridicola, fortunatamente il gioco in scatola è stato stroncato dalla critica di mezza Svezia, che ci tiene alla non discriminazione.
Tanto per rimanere in tema, in una scuola di Jönköping, al centro del paese, è stato scelto la prima Santa Lucia maschio. La festa si celebra il 13 dicembre, e solitamente la Santa è interpretata da una ragazza con una corona di candele in testa ed una veste bianca. Ma il diciottenne Johan parla di discriminazione sessuale, e rivendica il suo diritto a partecipare alle selezioni.
E così quest’anno la scuola avrà due Sante, una per rispettare la tradizione e l’altro per questioni di uguaglianza.
A proposito di sesso e dintorni, da qualche settimana sono in circolazioni dei manifesti di una campagna pubblicitaria della UMO, associazione che si occupa di problemi dei giovani. Recitano così.
“Vuoi vederci mettere un profilattico?”, i due ragazzi.
“Vuoi vedermi fare qualcosa che mi piace?”, la ragazza.
La campagna invita a mandare un sms per visualizzare così sullo schermo del proprio cellulare i due video.
E conclude, “Tutti si chiedono qualcosa. Tu cosa ti chiedi?”.
Geniale.
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sabato, 06 dicembre 2008

Il disvalore della vittoria

In svedese ci sono tante parole che esprimono probabilità.
Vivo questa piccola scoperta come sociologica, e trovo si adatti perfettamente al carattere dei discendenti vichinghi.
Hanno capito che in fondo di certezze ne esistono poche, e che è sempre meglio graduare il contenuto di assolutezza di una frase. Nonostante si perda un po’ in credibilità.
Trovo il tutto molto affascinante, eppur mi logora. L’impressione è che a volte lo svedese medio giochi sulla probabilità, e dia risposte incerte pur avendo preso una decisione certa.
Direi che è forse questa l’aspetto della Svezia che meno mi piace.
L’altro sembra un po’ più futile.
Lo svedese non gioca per partecipare, ma per vincere. Il problema è che se si pensa solo all’obiettivo finale, si perde il valore dei passi fatti per raggiungerlo.
Difficile da spiegare come concetto, lo so. Mettiamola così. Passare un qualunque esame è importante, ma quanto lo è il voto? E’ più o meno importante di cosa si è imparato per ottenerlo?
Io lascio vincere gli svedesi, preferisco tenermi stretto le mie certezze.
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lunedì, 24 novembre 2008

Varie ed eventuali

Ho cominciato a cucinare il pollo alla cantonese. Non mi chiedete la ricetta, perché questo mica è il blog della Clerici.
Ho finito di leggere il mio primo libro in svedese. 271 pagine. Non avvincente come Pippi Calzelunghe, però sono soddisfazioni.
Sono andato al concerto dei Keane. Magari non se li ricorda più nessuno, però a me continuano a piacere. Lo so, sono un po’ retrò.
Ho risposto ad un annuncio sul giornale e mi hanno chiamato a partecipare ad un focus group. C’era uno specchio e dietro qualcuno ad ascoltarci, tipo interrogatorio al commissariato. Alla fine decideranno non tenendo conto della discussione, non ho dubbi in merito. Roba da provare.
Ho scoperto il fascino della luce delle candele. Dentro casa non si vede praticamente nulla ma mi sento più ispirato.
Ed intanto fuori impazza una bufera di neve, che oggi per me ha un po’ il senso della pioggia di rane in Magnolia.
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mercoledì, 05 novembre 2008

Ci sono giorni

Ci sono giorni in cui sei preso da mille e più pensieri, in cui cerchi qualcosa che neanche sai bene che colore abbia, o se abbia poi un colore.
Sono i giorni dell’incertezza, delle domande che sembrano a senso unico, per poi accorgerti che la risposta è a scelta multipla. Davvero non sai dove tracciare quella crocetta, e un po’ ti preoccupi, perché forse c’è un tempo massimo, ma non ne sei neanche così sicuro.
Sono anche i giorni in cui cominci a ricordare i sogni al risveglio.
Giorni in cui vorresti vedere cosa c’è dietro quella curva, eppure rallenti.
Giorni da vivere, col retrogusto dell’esperienza.
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mercoledì, 15 ottobre 2008

Racconto di strada - atto secondo

Jaen si arrampica sulla roccia come può. Vicoli e strade si incrociano in una ragnatela di sensi unici, per poi lasciare il passo a piazze inaspettate.
Un labirinto che profuma di meridione.
I bambini siedono sulle scalette dei portoni, ignorando i pochi stranieri che cercano di decifrare i menù dei ristoranti del centro. Di fronte alla cattedrale, che maestosa domina il quartiere, una ragazza aspetta impaziente l’amica di sempre, oggi in ritardo.
La frenesia del venerdì sera si spegne però poco più in alto, dove il castello sonnecchia, sognando forse un passato glorioso di guerre.
Anche la provincia di Jaen ha un fascino tutto andaluso. Percorriamo qualche chilometro di ulivi e fabbriche di mobili, per poi intravedere una collina di case. E’ Baeza, oggi in festa per un concorso di ricamo nella piazza principale.
Nel centro storico, patrimonio dell’umanità, serpeggia uno strano eco che incuriosisce i passanti. Sembra diretto verso la cattedrale. Si avvicina, e allora capisco che sono cavalli al galoppo. Aspetto all’ingresso, tra le cravatte colorate ed i fiori delle acconciature degli invitati. Pochi minuti e la carrozza si ferma, lasciando intravedere lo strascico bianco della sposa.
Una decina di chilometri più a nord, Ubeda appare invece più spenta. Così sono di nuovo sulla strada che, col calore del suo asfalto, taglia l’Andalusia settentrionale verso Cordoba.
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mercoledì, 01 ottobre 2008

Racconto di strada - atto primo

Il luccichio del Mediterraneo colora di un sorriso le espressioni dei passeggeri.
Il sole danza sulle onde, e a stento mi accorgo dell’atterraggio, poco più in là delle spiagge della Costa del Sol.
Malaga però può aspettare, è l’ultima meta di questo viaggio, che comincia guidando in direzione nord, verso il cuore della regione.
La Nissan presa a noleggio macina i primi chilometri dell’autovia.
La strada sale e curva. Dal finestrino si aprono paesaggi lunari, scarsa è la vegetazione.
L’afa di settembre non è fastidiosa, attenuata a tratti dal vento.
Facciamo sosta ad Antequera, attratti da una collina di roccia che rompe con la linearità degli altri pendii.
E qui comincio a respirare la vera Andalusia.
Le viuzze a senso unico sono un labirinto per il guidatore inesperto. Parcheggio chissà dove, e mi godo il silenzio dell’ora della siesta.
Un caffé solo in uno dei pochi bar aperti, e poi le lunghe scale che salgono su, ai piedi dell’Alcazaba, il castello che domina la cittadina.
Scorgo ancora quella collina, oltre il manto di case bianche e dei tegolati.
Di fronte agli occhi dei pochi turisti, un paesetto di 43.000 abitanti che sonnecchia aspettando le cinque.
 DSCN5607
Risalgo in macchina e sono felice.
Felice di essere lì, sulla strada, protagonista dei prossimi sette giorni.
Fuori, 150 chilometri di ulivi, che rendono quasi grottesco il mio arrivo a Jaen, forse la meno conosciuta della province andaluse.
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giovedì, 18 settembre 2008

A passo di flamenco

Domani comincia il mio road trip in Andalusia.
Odori, sapori, colori di Spagna. Al ritmo del flamenco.
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lunedì, 08 settembre 2008

Piacere, faccio il mystery shopper

Siccome il mio è un blog utile, ed io ai precari come me ci tengo, voglio condividere con voi dieci preziosi consigli, tassativamente svedesi, sul come arrivare a fine mese in tempi di magra.
Uno, due, tre e quattro sono i soliti e ormai saturi settori del dogsitting, babysitting, lezioni private e distribuzione di volantini pubblicitari.
Eppure l’articolo di Metro di oggi riserva sorprese inaspettate.
A partire da cinque. La comparsa. Devo pure ammettere che non mi dispiacerebbe come carriera, solo che dopo un centinaio di film ho paura di cominciare a soffrire di manie di protagonismo, e già so che sarebbero inguaribili.
Sei sembra forse più interessante. Partecipare ad una ricerca di mercato in un fokusgrupp. Perché il marketing è il sale della vita. Il principio è semplice. Sedersi in cerchio con un gruppo di altri potenziali clienti e discutere sulla validità o meno di un certo prodotto. Alla fine pagano per sentire le tue idee, nel mio caso quelle di un laureato pentito in giurisprudenza in trasferta nel paese degli alci. Chi fosse interessato al mio profilo può quindi contattarmi, grazie.
Anche se sette mi calzerebbe forse meglio. Il mystery shopper. In pratica ti fingi cliente in un negozio, ed il datore di lavoro ti paga per testare le reazioni dei dipendenti. Troppo avanti.
Otto invita invece a donare sangue o sperma a pagamento, mentre nove a partecipare ad una bella ricerca medica. No, forse non è il caso.
C’è per finire dieci, che poi è anche il più facile da mettere in pratica. Spogliarsi di fronte ad una classe della scuola d’arte. Fai il modello per un giorno, al ritmo di duecento corone l’ora. E se sei bello e fortunato trovi pure chi ti regala il disegno. Come si dice, in tempi di magra è meglio non avere pancetta.

Nyttig: utile.
Statist: comparsa.
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